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Bonus casa 2026: quali esistono davvero, chi ha diritto al 50% e perché non conviene aspettare il 2027

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In rete girano molte informazioni vecchie: incentivi dati per attivi ma ormai spariti, percentuali sbagliate, promesse che non stanno in piedi. Qui, in parole semplici e con esempi concreti, trovi cosa puoi ancora ottenere nel 2026, a chi spetta davvero la percentuale piena, cosa fare se un pagamento è partito male e la data da segnare sul calendario.

La regola che spiega tutto

Ogni anno, a gennaio, cambiano gli sconti fiscali sulla casa: una percentuale scende, un incentivo sparisce, un altro si restringe. 

In gioco ci sono migliaia di euro che rischi di perdere se non conosci le vere regole del gioco. 

Per orientarti nel 2026 ti basta un’idea di fondo: lo Stato aiuta di più chi mette mano alla casa in cui vive, e di cui è proprietario, rispetto a chi interviene su un secondo immobile.

Due percentuali, ma attenzione... a chi spetta il 50%?

I tre incentivi principali sono:

1.     il Bonus ristrutturazione; 

2.     l’Ecobonus (i lavori che fanno risparmiare energia);

3.     il Sismabonus (i lavori antisismici). 

Nel 2026 funzionano tutti e tre con le stesse due percentuali: 50% e 36%

Il 50% però ha due condizioni che devono esserci entrambe: la casa deve essere la tua abitazione principale (quella dove vivi davvero, anche solo dalla fine dei lavori) e tu devi esserne proprietario, oppure titolare di un diritto reale come l’usufrutto. 

Chi è in affitto o in comodato e paga i lavori ha comunque lo sconto, ma al 36%. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la Circolare 8/E del 19 giugno 2025.

Il recupero avviene entro un tetto di spesa di 96.000 euro per immobile e non arriva in un’unica soluzione: torna come sconto sulle tasse (l’IRPEF), diviso in dieci anni. 

Non è un rimborso in contanti: se l’IRPEF che paghi in un anno è bassa, quella parte di sconto non la recuperi.

Un esempio. Anna vive in un appartamento di sua proprietà a Roma e rifà bagno e impianto elettrico: spende 20.000 euro. Essendo la casa in cui abita ed essendone proprietaria, l’aliquota è il 50%: 10.000 euro, restituiti come sconto sull’IRPEF di 1.000 euro l’anno per dieci anni. Il suo vicino Paolo, in affitto, fa gli stessi lavori a sue spese: per lui lo sconto è il 36%, cioè 7.200 euro.

Cambiare la caldaia: il gas non si scarica più

Dal 1° gennaio 2025 le caldaie alimentate solo a gas o gasolio, comprese quelle a condensazione, non danno più diritto ad alcuno sconto. Restano incentivati la pompa di calore, il sistema ibrido (un unico apparecchio certificato che unisce caldaia a condensazione e pompa di calore) e gli impianti a biomassa a norma. Questi interventi valgono anche da soli, senza aprire un cantiere di ristrutturazione: basta sostituire l’impianto e inviare la comunicazione all’ENEA entro 90 giorni.

Sulle biomasse una precisazione importante, perché in rete circola una data sbagliata: le nuove regole del decreto RED III (D.Lgs. 5/2026) sono in vigore dal 4 febbraio 2026 e in via prudente vanno considerate già operative. Non esiste una «finestra» fino ad agosto su cui contare: chi ti promette le vecchie condizioni per qualche settimana ancora sta usando una lettura senza fondamento nella norma. Se valuti il pellet, scegli da subito apparecchi e combustibili conformi ai nuovi requisiti.

Un esempio. Marco vuole sostituire la vecchia caldaia. Se compra una caldaia a gas, anche a condensazione, non ottiene nulla. Se installa una pompa di calore ha diritto allo sconto senza altri lavori. E se paga poca IRPEF, per lui c’è spesso una strada migliore: il Conto Termico 3.0 del GSE, un contributo versato direttamente sul conto, in un’unica rata quando l’importo non supera i 15.000 euro.

I mobili sì, ma solo insieme ai lavori

Il Bonus mobili ed elettrodomestici vale il 50% su una spesa massima di 5.000 euro ed è confermato per il 2026. Non esiste da solo: spetta soltanto se collegato a un intervento edilizio iniziato dal 1° gennaio 2025, con i lavori partiti prima dell’acquisto. Qui il pagamento è più semplice: bastano un bonifico anche ordinario o la carta di credito o debito; mai contanti o assegni.

Un esempio. Laura rifà la cucina e poi compra il nuovo frigorifero pagandolo con la carta: il frigorifero rientra nel bonus. Se comprasse solo il frigorifero, senza alcun lavoro avviato, non avrebbe diritto a niente.

Quello che non c’è più

Il Bonus verde (giardini e terrazzi) è scaduto a fine 2024. Il Bonus barriere architettoniche al 75% è scaduto a fine 2025: oggi quei lavori rientrano nella normale ristrutturazione, al 50% o al 36%. Il Superbonus come strumento per tutti è finito; ne resta solo un perimetro speciale, con regole e fondi dedicati, per gli immobili danneggiati dai terremoti in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. E per i nuovi lavori non esistono più nemmeno lo sconto in fattura e la cessione del credito: il beneficio si recupera solo come sconto sulle tasse, in dieci anni.

Il bonifico parlante: l’errore che costa di più (e il rimedio che pochi conoscono)

Le detrazioni per ristrutturazione ed efficienza energetica vanno pagate con il bonifico parlante: un bonifico che indica la causale del bonus, il codice fiscale di chi chiede lo sconto e la partita IVA di chi riceve. Non è una formalità: la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18768 del 9 luglio 2025, ha confermato che senza la forma corretta la detrazione si perde, anche per chi ha ereditato o comprato la casa.

C’è però una rete di sicurezza che pochi conoscono, prevista dall’Agenzia delle Entrate (Circolare 43/E del 2016). Se il bonifico è partito sbagliato o come bonifico normale, puoi ripetere il pagamento nella forma corretta facendoti restituire il primo; se non è possibile, lo sconto si salva con una dichiarazione del fornitore che attesta di aver ricevuto e registrato le somme nella propria contabilità. 

Il rimedio non copre invece contanti e assegni: lì, per i normali lavori, il bonus è perduto davvero.

Un esempio. Giulia ha diritto a 8.000 euro di detrazione ma per fretta paga l’impresa con un bonifico ordinario. Non è ancora tutto perso: chiede all’impresa la restituzione e ripete il bonifico parlante, oppure si fa rilasciare la dichiarazione prevista dalla prassi. Il suo collega Sandro, che ha pagato in contanti, il rimedio non ce l’ha: il suo sconto è perso.

La data da segnare sul calendario

Il 31 dicembre 2026 è l’ultimo giorno per sostenere la spesa, cioè pagare con bonifico parlante, alle percentuali piene del 2026. Dal 1° gennaio 2027 le aliquote scendono, e qui va corretto l’equivoco più diffuso: quel «36%» che si legge per il 2027 non è la prima casa che resta uguale, è la nuova percentuale dell’abitazione principale, che scende dal 50% al 36%. 

Gli altri immobili scendono al 30%. E dal 2028 il taglio raddoppia: 30% per tutti, su un tetto dimezzato a 48.000 euro. Un’ultima avvertenza per i redditi sopra i 75.000 euro: dal 2025 c’è un tetto complessivo alle spese che si possono portare in detrazione ogni anno, e anche le rate dei bonus casa vi rientrano.

Un esempio in soldi. Spesa di 30.000 euro nella casa di proprietà in cui abiti: pagata nel 2026 vale 15.000 euro di sconto; rinviata al 2027 ne vale 10.800. Oltre quattromila euro di differenza per lo stesso identico lavoro.

Se non vuoi sbagliare: il ruolo del Tuo Consulente

Tra percentuali che cambiano, requisiti di proprietà che decidono metà del beneficio, incentivi scaduti spacciati per attivi e regole di pagamento che possono azzerare tutto, muoversi da soli è il modo più facile per commettere errori costosi. 

Il Tuo Consulente immobiliare non sostituisce il commercialista, ma inquadra la situazione: ti dice quale bonus esiste davvero, a quale percentuale nel tuo caso concreto, quali documenti conservare e ti indirizza al professionista giusto prima che tu firmi un contratto o apra un cantiere.

Un esempio che vale nelle compravendite. Compri una casa e ti dicono che «porta con sé» una detrazione ancora da godere. Quella detrazione è valida solo se i bonifici fatti a suo tempo erano in regola: verificarlo prima del rogito può valere migliaia di euro.

Il senso di tutto questo non è scoraggiare chi vuole intervenire sulla propria casa, è il contrario: nel 2026 gli incentivi esistono ancora e sono concreti, a patto di conoscere quelli giusti, sapere a chi spettano, rispettare le regole di pagamento e non lasciar passare le scadenze. 

Qui l’informazione esatta vale più di qualunque promessa e molte migliaia di euro.

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Informazioni a carattere divulgativo, aggiornate a luglio 2026. Le aliquote, i tetti e le scadenze possono essere modificati da provvedimenti successivi: per le situazioni particolari conviene rivolgersi a un consulente o all’agenzia di fiducia. Approfondimento completo nel Quaderno USEC N.32 «Bonus edilizi 2026: quali esistono davvero».